Se la sintesi è la virtù sei poeti, la sinestesia è la loro arma, la loro forma, la loro parola.

I matematici non studiano oggetti, ma relazioni tra gli oggetti. In questo modo sono liberi di rimpiazzare alcuni oggetti con altri, fintantoché le relazioni rimangano immutate. Per loro il contenuto è irrilevante: sono solamente interessati alla forma.

Citazione senza fonte: Wiki: Poincaré.


Un domani saprò dire quanto e se sono d’accordo.

Ad oggi direi di sì, è vero. Quella della matematica è la fisica più sottile, la fisica che scolpisce la fisica: la forma.

In questo senso però, Henri, dimentica che la forma umana (Humanitas) è un contenuto.

(Di come questa s’aggrappi alle cose, di come le vesta, di come le streghi, di come ce le serva.)

Rileggendo il maestro ho potuto avere memoria del fr 19, che riecheggia poi anche nel fr 8, seppur solo in uno stralcio.

Questo contenuto è quanto si rincorre nei miei pensieri, quest’êidos di cui s’è già scritto.

Lì giace la folgore dell’ingegno: nella nascita degli idoli è riposto tutto l’incanto d’Humanitas.

Colli sta davvero parlandomi al cuore.

Confido d’avere ancora lacrime per lui.

[…]Era il mostro di origine divina,
leone la testa, il petto capra, e drago
la coda; e dalla bocca orrende vampe
vomitava di foco: e nondimeno,
col favor degli Dei, l’eroe la spense[…]
—Iliade, sulla Chimera (VI, 180-184)

Dovessi mai dimenticare il gusto pel folklore:

- Il Ginepro

- Comare Morte,

Grimm.

Forse l’immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall’immobilità del nostro pensiero nei loro confronti. —Marcel Proust 

Fortunae plango vulnera 
stillantibus ocellis, 
quod sua mihi munera 
subtrahit rebellis. 
verum est, quod legitur 
fronte capillata, 
sed plerumque sequitur 
Occasio calvata. 

In Fortunae solio 
sederam elatus, 
prosperitatis vario 
flore coronatus; 
quicquid enim florui 
felix et beatus 
nunc a summo corrui 
gloria privatus. 

Fortunae rota volvitur; 
descendo minoratus; 
alter in altum tollitur; 
nimis exaltatus 
rex sedet in vertice 
caveat ruinam! 
nam sub axe legimus 
Hecubam reginam.

- “Fortunae, plango vulnera” , Carmina Burana n°2.

E tutti mossi del motor medesimo si distinguono i desti ed i dormienti.

S’è vero come credo che il bello sia scelto in base a sé, ad una certa quale ricerca del simile, del simillimo, e sulla esatta natura della quale mi riprometto di indagare meglio, allora si potrebbe argomentare che esiste un senso comune di bello poiché tutti gli uomini hanno una struttura comune, l’appartenenza alla specie.

Abbi memoria che fosti sempre più poeta che filosofo.

   Next page